Se non sai cosa dire quando sei in compagnia e ti capita di sentir pronunciare cose del genere, quest'articolo potrebbe tornarti utile.

"una volta erano più bravi". "Per me non è arte, sta roba so farla anch'io!". "Bah! Se questa è arte allora siamo tutti artisti". "Un tempo sapevano dipingere in modo realistico. Oggi non sono più capaci".

 

Dividerò quest'articolo in due parti per soddisfare diversi tipi di lettori :) i capitoli saranno questi:

ARTE VIVA

un riassunto breve e semplice, forse anche troppo, delle trasformazioni dell'arte, per i lettori che si trovano qui di passaggio o per sbaglio, di fretta perché hanno poco tempo o curiosi ma non proprio troppo, insomma, gente che non leggerebbe la parte 2:

VOGLIAMO PARLARE DI LORO? FACCIAMOLO.

artisti importantissimi, i classici che si citano per indicare "l'arte brutta, nella cultura popolare dei disinteressati alla storia dell'arte", quegli artisti che ti stanno per stupire con abilità di cui forse non sapevi nulla.

E OGGI?

bella domanda. Parliamone.

CONCLUSIONE CON NEWS DI HI KEPLER :)

le mie parole finali...

 

[qui inserirò una mia illustrazione sull'evoluzione]

ARTE VIVA

L'Arte non può essere qualcosa di statico, sempre uguale e distaccato da ciò che riguarda le vicende dell'uomo, come la sua storia, le sue relazioni, i suoi momenti di rivoluzione e i suoi sentimenti.

In un certo senso è viva, come molte delle cose vive, si adatta e sopravvive grazie al cambiamento e al continuo rinnovamento. Come le culture e le società stesse che sono vive quando aperte allo scambio con realtà diverse ed esterne e muoiono quando perdono i contatti con le cose nuove e diverse. Non può esserci, forse, una cultura o popolazione pura, perché sono cose che evolvono di scambi e che se ne nutrono (altrimenti morirebbero o non sarebbero potute esistere).

Così è con l'Arte.

Non saprei dire se siamo noi a modellare le forme dell'Arte o se è l'Arte ad adattare se stessa nel tempo, in relazione con ciò che succede intorno all'uomo che la utilizza. 

Ma di sicuro l'Arte, anche come portatrice di pensieri, culture e informazioni umane, talvolta forse anche metafisiche, è in grado di modellare l'umano, i suoi sogni [nota 1], le sue emozioni, i suoi pensieri. Ci sono innumerevoli censure nella storia, ci sono forme di governo che temono e annientano alcune forme dell'arte. Governi che controllano l'arte temendola e governi che usano l'arte per controllare. Ci sono forme di colonizzazione che usano il potere delle immagini e della rappresentazione, come ha fatto la Chiesa, come ha fatto il fascismo. Perché un popolo non si colonizza solo politicamente, militarmente o linguisticamente, si colonizza in modo più efficace forse con l'immaginario e le immagini e i colonizzatori, questo, lo hanno sempre saputo. 

C'è una forza, un'energia potenziale trasportata all'interno delle immagini e nelle altre espressioni artistiche. Si tratta di qualcosa che non si è mai fermato alla mera rappresentazione, non c'è mai stata un'arte che fosse solo e soltanto il prodotto finale, non potrebbe proprio esistere, nemmeno se quello fosse il suo scopo nella mente del creatore, perché il tempo e i motivi che spingerebbero qualcuno a farla, la colmerebbero principalmente di quei contenuti umani e temporali, il finale potrebbe esserne solo l'espressione. Come un sorriso è espressione di felicità (spesso involontaria), l'arte è espressione di qualcosa che va oltre il segno. 

C'é stato un periodo in cui l'Arte, in occidente, corrispondeva alla tecnica e in cui l'ambizione maggiore era catturare la realtà e rappresentarla così com'era, possedere la realtà e dominare l'immagine. Ma i motivi per cui le immagini sono diventate belle e realistiche sono profondissimi e parlano dell'uomo più di quanto la nostra carta d'identità parli di noi. 

Quella bellezza dipinta e scolpita, quella somiglianza al mondo per come l'umano lo vedeva (in quella società), parla di incubi, tormenti profondi, desideri, sogni, cultura e bisogni delle persone che abitavano in quella società. Ma attenzione, non parlo di scene simboliche, di immagini che mostrano in modo chiaro e diretto queste cose, parlo dei motivi per cui disegnavano in quel modo qualsiasi cosa. 

Gli occhi frontali egiziani. Le forme squadrate ed quilibrate greche, la funzione della prospettiva rinascimentale, le deformazioni estreme e disperate dell'espressionismo, l'assenza, il movimento, la fotografia, il corpo. 

Tutto è nato da motivi che parlano dell'uomo. Ma non è necessario che l'uomo lo sappia. 

Secondo qualche filosofo, quando l'uomo scopre il periodo in cui si trova, lo ha appena superato. 

Considerando tutto questo, è palese che parlare di Arte guardando solo la tecnica è qualcosa di estremamente riduttivo. 

Si può comunque commentare una tecnica (realismo, deformazione, macchie, stilizzazione ecc), esprimere preferenze. Mentre con il design si può andare oltre al "mi piace" e" non mi piace", parlando di funzionalità ed efficacia, nel mondo dell'arte è chiaramente una pratica molto strana. Il design ha una funzionalità intrinseca di cui l'Arte, probabilmente, non ha bisogno. 

[immagine con infografica]. 

Sto per dire qualcosa di estremamente semplificato.

Pensando alle primissime forme d'arte mi vengono in mente solo forme di espressione della capacità dell'uomo di pensare al futuro, di vedere la morte, la perdita e la sua capacità di sognare, di volere l'oltre e di sentirlo dentro di sé (che questo oltre esista oppure no). Quindi i disegni primitivi erano qualcosa di speciale, magico, di non normale in un certo senso, un collegamento con una dimensione metafisica. Apparsero lí dei simboli, si traccia ano nella speranza che rappresentando qualcosa, quel qualcosa sarebbe successo. Una correlazione che non ha ragione di esistere, dando una sbirciata ai fatti, ma il fatto che l'essere umano abbia avuto la necessità di farlo e di crederlo la dice lunga su di noi! 

Tralasciando completamente antropologia e misticismi: l'uomo è cresciuto e l'arte è cambiata. 

Appaiono immagini e simboli di devozione, legati alle religioni o a sovrani. 

Immagini per ricordare persone ed eventi importanti. 

Immagini per imprimere pensieri. 

Immagini per trasmettere racconti. 

In occidente parte una ricerca di realismo praticamente fotografico. Si vuole prendere la realtà, fingere di conoscerla e controllarla bene, intrappolarla in un immagine. Compaiono così dipinti realistici che sembrano specchi o fotografie.

Si inventa la prospettiva (ci sono tanti dibattiti sul fatto che la prospettiva è finzione e illusione. Infatti non è un buon modo per rappresentare la realtà, è un codice, i nostri occhi non vedono in quel modo. Nelle foto, normalmente, vediamo in prospettiva e ci sembrano reali, ma un indigeno non è sempre in grado di leggere una foto, per esempio, ma è in grado di riconoscere un volto in un'immagine se posta dietro ad una serratura da cui l'indigino deve sbirciare. Perché la fotografia è un piccolo punto di vista, non include le tre dimensioni, gli odori, i suoni...)  

Arriva la fotografia. 

E qui, il disastro. 

L'arte sembra in crisi. Dibattiti, confusione, allarmismi. La tecnica fotografica stava minacciando l'arte e rimpiazzandola o la stava liberando? 

A quanto pare, in realtà, la stava liberando. Da cosa? Dal limite della mimesis, della copia della realtà per come i occhi sembrano vederla. 

A questo punto possiamo scattare una foto invece che farci fare un ritratto, a cosa serve allora il dipinto realistico ? 

Ed ecco quel che successe: si cominciò a cercare un modo alternativo, talvolta scientifico, di rappresentare la visione umana. Poi il modo per rappresentare il movimento e i più punti di vista che compongono la realtà. Poi arriva una dimensione astratta delle cose, definita superiore da alcuni filosofi (si lascia il mondo fisico e pratico per esplorare il mondo delle idee e dello spirito!)  

Poi 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-nota 1. Un bellissimo libro a riguardo è La guerra dei sogni di Marc Augé

(abbiate pazienza, sto ancora scrivendo quest'articolo)

scritto da Alessia Lorenzi